Un altro weekend disneyano

Nel mondo di internet, soprattutto sui vari social networks, sta girando un meme in cui lo scorso weekend viene dipinto come “disneyano”: il principe si è sposato ed il cattivo è morto. Dal punto di vista cestistico, possiamo quasi dire lo stesso di quello appena trascorso: si possono infatti inquadrare in quest’ottica le sconfitte della Mens Sana Siena alle Final Four di Eurolega e lo sweep (eliminazione senza vincere nessuna gara della serie) subito dai Los Angeles Lakers alle semifinali della Western Conference della NBA.

Partiamo dai toscani: nonostante siano una delle più antiche squadre di basket in Italia, fino al 2001 il loro massimo risultato è stato un quinto posto in Serie A ottenuto nel 1975. Il punto di svolta avviene nel 2000 con la sponsorizzazione della Monte dei Paschi, banca dalla storia quantomeno chiacchierata, la quale inizia a sovvenzionare la Mens Sana con ingenti iniezioni di capitale. Aprono così un mini-ciclo di 3 anni in cui vincono uno scudetto, una Coppa Saporta ed arrivano due volte alle Final Four di Eurolega. È pero nel 2007 che inizia il loro dominio: quattro scudetti consecutivi (ed un quinto in arrivo a giugno) vinti maramaldeggiando e conditi da tre Coppe Italia e quattro Supercoppe Italiane. Cosa li rende così antipatici? Non basta l’essere vincenti, altrimenti si tratterebbe solo del proverbiale “rosicamento”: oltre alla spocchia di tifosi e dirigenti, che ora si atteggiano a leggenda vivente nonostante la loro storia non sia nemmeno lontanamente paragonabile a quella di Milano, Bologna, Varese o altre, si tratta di come vincono. Non c’è alcun dubbio sul fatto che nelle ultime cinque stagioni abbiano avuto nettamente la squadra più forte e che il gap tecnico con le altre squadre sia stato (e continui ad essere) imbarazzante. Tuttavia, se hanno subito solo 13 sconfitte in 5 anni, non è merito solo della loro bravura: basta guardare una qualsiasi delle loro partite per avere l’impressione che gli arbitri applichino per loro un regolamento ad hoc. Questo atteggiamento sfiora il clamoroso nei (pochi) finali in bilico, ma anche nelle fasi precedenti le decisioni della terna arbitrale tendono ad amplificare il divario già presente tra i senesi ed i loro avversari. Con una direzione di gara più equa, Siena avrebbe quasi sicuramente vinto tutto ciò che ha portato in bacheca nell’ultimo lustro (tranne forse la Coppa Italia 2008/09), ma il campionato sarebbe stato molto più interessante ed avrebbe potuto attrarre molti più neofiti. Il simbolo di tutto ciò è il loro capitano, Shaun Stonerook: il giocatore dell’Ohio misteriosamente naturalizzato italiano (forse per matrimonio?) in Serie A pare essere legibus solutus e può permettersi di giocare in maniera molto ruvida (eufemismo) senza che gli arbitri prendano provvedimenti nei suoi confronti. Esemplare una statistica a riguardo: il sosia di Telespalla Bob, quest’anno, in campionato è stato espulso per somma di falli una sola volta su 28 gare disputate, mentre nelle ultime 9 partite di Eurolega per ben 5 volte si è accesa la quinta lampadina accanto al suo nome sul tabellone. L’ultima in ordine cronologico è stata la semifinale di venerdì contro il Panathinaikos: è facile credere che, per molti cestofili italiani non tifosi di Siena, sia stato parecchio divertente vedere la faccia stupita di Stonerook, non uso a questo tipo di trattamento, ad ogni fallo a lui fischiato. Per quanto riguarda la sua squadra, invece, si tratta di una clamorosa occasione sprecata. Già, perchè all’intervallo lungo il Pana conduceva di 4 punti, ma il conto dei rimbalzi diceva 26-13 per Siena, con gli ateniesi che hanno catturato il primo rimbalzo offensivo ad un minuto e mezzo dal termine dopo essersene fatti soffiare ben 11. Anche la furia di coach Obradovic era piuttosto indicativa della qualità di gioco espressa dalla sua squadra: a fine partita, infatti, ha dichiarato candidamente che, se avessero giocato così in finale, il Maccabi Tel Aviv li avrebbe asfaltati. Eppure sono riusciti a vincere senza troppi patemi d’animo, distruggendo il sogno europeo di Siena e conquistando, due giorni dopo, la loro sesta Eurolega contro gli israeliani di David Blatt, altra squadra non particolarmente simpatica (e mi fermo qui per evitare di essere rapito dal Mossad). Un’altra chicca per i “gufi” è stata vedere Simone Pianigiani, l’allenatore della MPS, lamentarsi dell’arbitraggio nelle interviste post-partita: forse al tecnico senese converrebbe visionare, oltre ai filmati degli avversari, qualche puntata della serie tv My name is Earl.

Veniamo ora ai Lakers: inutile dilungarmi sul perchè mi stiano antipatici, l’ho già menzionato più volte, basta scorrere velocemente i miei post taggati “basket”. Aggiungiamo solo, anche in questo caso, la tremenda spocchia dei loro tifosi, soprattutto quelli italiani e, pez dal pez, i fanboy di Kobe Bryant. Il disco di quest’ultima categoria umana contiene essenzialmente due tracce: il Mamba è meglio di Lebron James ed anche di Michael Jordan. Sul primo punto ci si può confrontare e, almeno parzialmente, essere pure d’accordo: la cosa ridicola è sentirli accusare LBJ di essere “egoista”, perchè “non si vincono i titoli da soli, infatti Bryant ne ha 5 e James 0″. Giusto: i titoli si vincono oggi avendo come supporting cast Gasol, Artest e Odom, ieri avendo in squadra Shaquille O’Neal (vero protagonista del three-peat). Quando i tuoi compagni più forti sono Ilgauskas e Mo Williams, la cosa diventa un filo più complicata. Sul secondo punto, è bene sottolineare che a sostenere ciò, spesso e volentieri, sono coloro che non hanno mai avuto il privilegio di veder giocare His Airness. La differenza tra i due è talmente grande che basterebbe scegliere una sola delle tante partite leggendarie di Jordan per capire quanto profondo sia questo abisso. Un consiglio? Gara-5 delle finali del 1997. Altro motivo per avercela con i Lakers: l’allenatore Phil Jackson. Sedicente santone e guru che non perde mai occasione di criticare i suoi avversari dall’alto dei sui 11 campionati vinti (certo, 6 con Jordan, 3 con O’Neal e 2 con la squadra più forte, ma ovviamente è merito suo), come ho scritto tempo fa ricorda un po’ Josè Mourinho e, come l’allenatore di Setubal, o lo ami o lo odi. Nel vederli spazzati via 4-0 dai Dallas Mavericks c’è poi un ulteriore motivo di soddisfazione: il fatto che uno dei giocatori-chiave dei texani sia stato Predrag “Peja” Stojakovic. Quasi 34 anni, tagliato dagli Hornets dopo 6 partite ed addirittura dai Raptors dopo 2, un giocatore “bollito” per tutti, contro i Lakers è letteralmente risorto, chiudendo la serie con 12,5 punti di media e, soprattutto, il 52,4% da 3. Nove anni or sono, il nativo di Belgrado era una delle star di quei famosi Sacramento Kings del greatest show on court derubati (letteralmente) dai Lakers della possibilità di vincere un titolo strameritato: ieri sera ha potuto finalmente rifarsi. Infine, è penoso vedere come i lacustri abbiano perso male non solo nel punteggio, ma anche nell’atteggiamento: decisamente esecrabili i falli di Odom e Bynum a “babbo morto”. Ora sarà interessante vedere chi porterà a casa il titolo: i Celtics desiderosi di vincere il loro 18° titolo? I Bulls che possono vantare miglior record, miglior giocatore e miglior allenatore? Gli Heat dei Three Amigos? I giovani Thunder? I galvanizzati Mavericks? Le sorprese Grizzlies e Hawks? Signore e signori, fate il vostro gioco!

3 comments to Un altro weekend disneyano

  1. utente anonimo scrive:

    Bel post, completamente d'accordo su Siena, avendo visto la partita. Aggiungo in modo pignolo che esiste comuqne un minimo punto in comune tra la Siena italiana e quella europea: nelle partite che contano, quelle "do-or-die", le singole dove se perdi vai à la maison, fanno fatica e subiscono la pressione. Esempio, le partite di Coppa Italia (semifinale contro Treviso – e buzzer-beater di Soragna; Finale rubata con la Virtus, e un altro paio che ora mi sfuggono ) e le Final Four di Euroleague degli ultimi anni. Spesso arrivano punto a punto oppure cedono.
    Capitolo ENEBIA. Felicissimo per i Mavs: oltre al "bollito" serbo, sono al settimo cielo per un 38enne con 11mila e rotti assist, con una visione di gioco strepitosa e l' intelligenza di trovare sempre il passaggio giusto coi tempi giusti. Kidd merita quell'anello negato anni fa a New Jersey. Poi, vabbè, non nomino l'ex-stella della A2 tedesca: l'unico nella Lega in grado di tirare da qualsiasi zona del campo, in fade-away, storto, marcato dal difensore con le braccia in faccia a 3 mm, tirando con una mano sola….e metterla di straccio. UNICO.
    Memphis invece fa paura in post, Gasol2 (o 1?) e Z-BO sono veramente problematici in vernice, senza considerare i tiratori. Poca esperienza, però, potrebbero pagarla.
    Oklahoma invece quando corre è immarcabile, con quei tiratori lì panico. Devono imparare a gestire il ritmo, ma è dura vista il loro DNA di velocisti, come detto. Punto debole è il post: sì, certo, Ibaka, Mohammed, Collison, Durant è alto e i rimbalzi li prende..Li vedo troppo leggeri,comunque…
    Miami ha forse il roster più completo, anche in panca: Chalmers, Anthony, Milke Miller,… Il punto è: quando ci saranno difese dure o partite punto a punto, chi si prende l'ultimo tiro? D-Wade o LBJ? Certo che secondo me sono favoriti visto il quintetto e la lunghezza della panchina.
    Chicago si ritrova con un mostro che con quelle gambe può tirare in testa a tutti, anche ai 220 cm. Aggiungendo i jumper dalla lunga, penetrazioni in vernice e eventuali assist questo diventa immarcabile e i Bulls rognosi. Noah infatti è il miglior giocatore da "intagibles" della Lega (anche se spesso gioca più "sporco"), Deng segna, Boozer è un bel lungo… Per loro la Finale dipenderà secondo me da come funzionerà la difesa di Thibodeau nelle partite restanti.
    Ipotizzo un MIA-CHI nella Eastern….

    Detto questo, io ti dico la Finale (tanto la scazzo): MAVS-MIAMI. Spero in Chicago, comunque…
    E dico Mavs perchè hanno buttato fuori i miei Blazers………
    Tranquillo, Tom. Ho finito di scrivere!

    Il Digen….

  2. tommyblizzard scrive:

    Sarebbe bella una finale Miami – Dallas. Un po' perchè sarebbe il remake di quella epica del 2006, un po' perchè così uno tra Bibby e Stojakovic vincerebbe l'anello e verrebbe sanato un grande torto.

  3. utente anonimo scrive:

    MItico Bibby da Kentucky…
    Senza considerare che il canestro fuori tempo di Samake WALKER  anni e e anni orsono ti è rimasto un po' lì ,eh?!? In ogni basket chalk che facciamo lo nomini… :D

    Il Digen…

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