La sveglia suonò puntualissima alle 11. Ad alcuni questo concetto potrà sembrare astruso, ma vi assicuro che, in Erasmus a Barcelona, alzarsi dal letto a quell'ora della domenica mattina è spesso una vera e propria madrugada. Durante le formalità mattutine, guardai fuori dalla finestra: una bellissima giornata accompagnava il leggero traffico domenicale di Carrer dels Castillejos. Il sole troneggiava vicino allo zenit ed il cielo color zaffiro era completamente terso; aprii la finestra ed il soffice tepore della capitale catalana mi accarezzò dolcemente. Un piccolo ghigno maleficò si manifestò sul mio volto, pensando ai miei genitori che combattevano il freddo di San Venanzio davanti al camino, dopodichè provai un po' di malinconia: quella sarebbe stata la mia ultima domenica barcellonese, l'esperienza più bella della mia vita stava inesorabilmente volgendo al termine. Il pensiero successivo fu il notare come, per la prima volta da quando seguo il football, un Superbowl con gli Steelers non fosse stata la prima cosa a frullare nella mia mente nel giorno del match. Sicuramente il fatto di non aver seguito bene la stagione NFL aveva influito su di questo, ma ero decisamente proiettato verso l'evento a cui stavo andando: un pic-nic sulla spiaggia della Barceloneta. Nulla di eclatante, ma una delle ultime occasioni per stare con i miei amici Erasmus. Dopo aver fortunatamente racimolato un po' di cibarie (è incredibile la fatica che bisogna fare per trovare un bar o un forno aperti a Barcelona di domenica mattina!), mi diressi verso la spiaggia e, con un po' di fortuna, riuscii a scorgere Giulia e Silvia sedute sulla scogliera. Iniziammo a mangiare, dopodichè arrivarono le pluri-ritardatarie Francesca e Simona a completare il quadro: dopo 5 mesi passati a condividere le gioie ed anche i dolori di questa esperienza, le interazioni tra di noi scorrevano in una maniera naturalmente armonica, ma quel pomeriggio era impossibile non notare anche su di loro una velata malinconia. Il primo pomeriggio passò comunque in allegria e, al diminuire della temperatura, lasciammo la spiaggia e ci incamminammo verso il parco della Barceloneta. Qui arrivarono Enrico e Titti, Max e Bruno a nutrire il contingente modenese e la brasiliana Patricia a spezzare la monotonia linguistica (quella nazionale non c'è mai stata: Silvia è ticinese). Avevamo raggiunto quota dieci persone e la mente balzò all'istante a settembre: le prime uscite tra Erasmus iniziavano sempre con un gruppone di almeno venti persone che si ritrovava a vagare per Passeig de Gracia o La Rambla con frequenti stop finchè qualcuno non provava a proporre una qualche attività, generando reazioni di natura mista. Da lì in poi si erano formati dei piccoli cluster, gruppetti di persone che uscivano sempre insieme e che si aggregavano ad altri cluster a seconda della serata: tanto ci si sarebbe ritrovati tutti insieme al mercoledì sera nell'ormai mitologico Razzmatazz! Dopo una bevanda in un bar del Born (con un solo bagno unisex), mi lasciai convincere da Max e Bruno a cenare a casa loro insieme a Giulia, Simona e Francesca, così andai con le ultime due a prendere una pizza da Lechuga. Che Barcelona avesse subito un'invasione statunitense me ne accorsi la prima volta che andai al Razz nel 2011, ma fu comunque impressionante vedere l'orda di yankees che aveva preso d'assalto tutti i locali del Barrio Gotico: fortunatamente, la maggior parte indossava magliette black&gold ed infatti rischiai di far raffreddare la pizza tra un LET'S GO STEELERS LET'S GO ed un altro. La tesione stava iniziando a salire inesorabile, cosicchè, per stemperarla, accettai l'invito dei padroni di casa a guardare con loro Lucky Number Slevin: la trama fu abbastanza appassionante da distrarmi, ma finito il film mi accorsi di essere in clamoroso ritardo. Fu così che Max e Bruno mi convinsero a guardare anche la partita da loro, curiosi anche di capire come funziona quello sport che tante volte avevano visto nei film a stelle e strisce.
Nonostante la chiusura ad hoc di Rojadirecta, trovai uno stream decente ed iniziai a spiegare le regole ai padroni di casa ed a una curiosa Giulia, i quali impiegarono poco più di un drive per capire quelle base, a riprova del fatto che il football è tutt'altro che difficile da comprendere. La partita si mise subito male per i miei Steelers: un td pass di Rodgers ed un intercetto di Collins su uno scellerato passaggio di Big Ben permisero ai Packers di chiudere il primo quarto avanti 14-0. Dopo i primi punti messi sul tabellone da Pittsburgh con un calcio di Suisham, un altro intercetto di Roethlisberger diede il via al drive che si sarebbe concluso con il terzo touchdown di Green Bay: 21-3. Nessuna squadra ha mai rimontato più di 10 punti di svantaggio in un Superbowl ed infatti i miei amici cercarono già di consolarmi come Sacchi con Baresi ai mondiali del '94. A 47 secondi dalla fine, arrivò comunque il primo td degli Steelers, con una ricezione da 8 yards dell'immortale Hines Ward: 21-10 all'intervallo lungo. Dopo il tamarrissimo half-time show dei Black Eyed Peas, la partita sembrò aver cambiato inerzia: la Steel Curtain forzò un 3 & out e nel drive successivo bastarono 140 secondi per percorrere 50 yards in 5 giochi, segnare il secondo td consecutivo, ridurre lo svantaggio ad un solo possesso ed esaltare il sottoscritto, supportato in maniera probabilmente ironica dai due padroni di casa. Lasciò un po' di perplessità, invece, la scelta di optare per la trasformazione da un punto e rinunciare quindi alla possibilità di portarsi ad un solo field goal di distanza: 6 minuti dopo, infatti, Suisham si trovò sul piede la palla del -1, ma fallì abbastanza clamorosamente. Il tafazzismo degli Steelers proseguì nell'ultimo quarto quando, a 36 yards dall'end zone avversaria, il runningback Mendenhall pensò bene di perdere palla in maniera ingenua e consentire ai Packers di rimpolpare il loro vantaggio: terzo td pass di Rodgers e +11 Green Bay. Rimanevano ancora quasi 12' da giocare e, visti gli ultimi Superbowl, poteva ancora succedere di tutto: io continuavo a crederci. Ed infatti, nel drive immediatamente successivo, la ricezione di Wallace seguita dalla conversione da 2 di Randle El, l'eroe del Superbowl XL, portò Pittsburgh al sospirato -3, con ancora 7' e mezzo da giocare. Tensione alle stelle, sia a Dallas che in Carrer d'en Roca. La palla tornò ai Packers, i quali non solo bruciarono 5' e mezzo, ma arrivarono anche a 5 yards dalla end zone: un touchdown avrebbe significato la fine virtuale della partita, ma Woodley e Taylor costrinsero la franchigia del Wisconsin ad accontentarsi di un field goal. 127 secondi dalla fine di un altro esaltantissimo Superbowl ed il punteggio era ancora in bilico: 31-25, ultima possibilità per gli Steelers di segnare il td che avrebbe portato la settima vittoria in Pennsylvania. Roethlisberger ed il suo attacco, però, si arenarono sulle loro 33 yards ed il triste suono della palla lanciata a Wallace sul 4 & 5 aprì le danze per i festeggiamenti dei Packers: giusto il tempo per segnare un inutile field goal e chiudere la partita sul 34-25.
Ci rimasi molto male: nonostante avessi seguito la NFL in maniera molto marginale, ero del tutto convinto che i miei Steelers ce l'avrebbero fatta anche stavolta. Invece, per la prima volta, sia io che la franchigia ci trovammo a fare i conti con l'amarezza di un Superbowl perso. Immagino che la lezione di quest'anno sia che bisogna imparare a perdere e, soprattutto, ad affrontare i postumi delle sconfitte. Spesso esse vanno oltre il mero risultato: ci colpiscono nell'autostima, nella percezione degli eventi, nel modo in cui affrontiamo le cose nell'immediato futuro. Fermo restando che è lapalissiano il fatto che vincere sia meglio di perdere, le sconfitte sono capaci di insegnarci molte più cose delle vittorie: bisogna imparare a prenderle non come tragedie apocalittiche, ma come occasione di capire cosa non ha funzionato e, soprattutto, cambiarlo. Albert Einsten una volta disse che la follia è fare la stessa cosa ed aspettarsi risultati diversi: certo, cambiare ha sempre un prezzo e la valuta a volte è economica, a volte energetica, a volte emotiva, altre volte ancora una combinazione di queste. Quello che tendiamo a dimenticare è che anche le sconfitte hanno un prezzo: spesso, però, percepiamo come superiore il prezzo legato al cambiamento rispetto a quello che abbiamo pagato per la sconfitta ed abbiamo paura. Non sempre riusciamo ad avere una visione di medio-lungo periodo, che consenta ad entrambi gli emisferi cerebrali di realizzare che quello per il cambiamento è un investimento, qualcosa che ci darà la possibilità di avere un ritorno positivo in futuro. Le metafore in questo senso si sprecano, io vi propongo questa: per un ristoratore, è meglio provare a "fregare" il cliente dopo che ha mangiato gonfiandogli il conto o fargli un prezzo equo con la speranza che, in futuro, quello torni a mangiare da lui? Un'ultima cosa: mettete da parte il vostro orgoglio! Avete subito una sconfitta? Chiamate un amico o qualcuno che vi capisca, parlategliene e sfogatevi: si riparte molto meglio e molto più in fretta dopo. E sperate di evitare la maledizione del runner-up per la stagione successiva!
In quanto astronomo rompicoglioni è mio dovere farti notare che anche alla latitudine di Barcellona in febbraio il sole è ben lontano dallo zenit!
Per il resto, tutto quello che conosco sul Superbowl è questo: http://www.youtube.com/watch?v=FCxFn3sAw68
Bruttoformo
Mi rendo conto che ho usato una definizione un po' libera di zenit. Per il resto… THAT'S HOW WE DO BUNS, PLAYER!!!
I'M ABOUT TO LOSE MY FUCKIN' MIND!!!
Gran bel post sul football&vita…
D
DDD
Devo dire che come sempre la tua capacità di scrivere raggiunge nuove vette. Sai che non scherzo.
Parlando di palla ovale, sono d'accordo con te, perdere ogni tanto ti permette di capire cosa conta veramente nella vita: tuttavia….Cosa diavolo dovrei dire io che sono un Tagliagole da una dozzina d'anni?
Vabbè, ammetto d'aver tifato per le Teste di Formaggio………….
Alla prox bomber…quest'estate ci dobbiamo vedere, te l'ho già detto……my bad……
Il Digen…
Dopo aver letto che hai tifato Packers ho cancellato il tuo numero dal cell e ti ho tolto dagli amici di Facebook
Troppo tardi dire che scherzavo?….
Fa ridere che andato via Ironman in 3 anni hanno vinto…
Comunque dai, per farmi perdonare d'aver tfato per Green Bay un giorno ci vediamo. Sounds good? Sempre che tu possa accettare che io abbia tifato per Rodgers……
Il Digen…