NBA finals 2011

La finale più impronosticabile di sempre? Può benissimo darsi. Dopo l'attesissima estate 2010 che avrebbe dovuto rivoluzionare il mondo della NBA con i tanti contratti di superstar in scadenza, la portata del cambiamento fu tutto sommato limitata: la decisione più attesa, quella di Lebron James, fu di accettare l'offerta dei Miami Heat, che nel frattempo avevano rinnovato il contratto a Dwyane Wade ed ingaggiato Chris Bosh. Eppure, nonostante la presenza di 2 dei 5 (se non 3) migliori giocatori della NBA, in pochi pensavano che la franchigia del Sunshine State potesse essere subito competitiva per il titolo. I problemi, effettivamente, non parevano pochi: il possibile dualismo tra James e Wade su chi dovesse tirare nei clutch moments, l'inesperienza dell'allenatore Spoelstra (già ad inizio stagione si vociferava su di un'altra descentio ad panchinam di Pat Riley in corso d'opera), la poca abnegazione difensiva (soprattutto sotto canestro), la panchina corta e l'amalgama di una squadra che aveva salvato solo 4 giocatori dall'anno precedente. Il primo è stato facilmente dissipato: quando hai due fenomeni del genere, chiunque decida di prendersi il tiro decisivo è difficile che ti vada male. La panchina è stata sistemata in corso d'opera con l'arrivo sia di giocatori di esperienza che di specialisti e dall'inizio dei playoffs si vedono una buona chimica e, soprattutto, una più che buona difesa: l'impegno dei three amigos in tal senso ha fatto sì che anche dei telepass come Mike Bibby siano ora in grado di creare grattacapi ai diretti avversari ed ora la retroguardia degli Heat è una delle più temibili della NBA. A coach Spoelstra, infine, va riconosciuto il merito di aver dotato Miami di schemi d'attacco basilari ma lineari ed efficaci, evitando di basarsi soltanto sull'isolamento. In questo modo, gli Heat si sono sbarazzati in sole 5 gare dei Philadelphia 76ers, degli esperti e sempre temibili Boston Celtics e dei Chicago Bulls dotati di miglior record in regular season (62-20) e di Derrick Rose, MVP del campionato.
Ad Ovest, invece, i grandi favoriti erano i Los Angeles Lakers: vincitori degli ultimi due titoli, ansiosi di vincere quello numero 17 che avrebbe significato l'aggancio in vetta a Boston (senza contare che per Kobe Bryant sarebbe stato il sesto ed avrebbe pareggiato quelli di Michael Jordan, dando nuovo fiato alle trombe dei sacrileghi che osano metterli sullo stesso piano), roster confermato quasi in blocco ed aggiunta di due panchinari di lusso come Matt Barnes e Steve Blake. In corso d'opera, si affermò anche la candidatura dei San Antonio Spurs, che con i suoi big three in forma smagliante (soprattutto Manu Ginobili, autore di una regular season devastante) e con piacevoli sorprese come Gary Neal, ex capocannoniere del campionato italiano a Treviso, avevano chiuso con il primo seed nella Western, ad una sola vittoria dai Bulls. Anche per questo, la loro clamorosa eliminazione al primo turno contro i giovani e pimpanti Memphis Grizzlies, qualificati per il rotto della cuffia, ha lasciato tutti di stucco. I Lakers, invece, dopo aver eliminato più duramente del previsto i New Orleans Hornets, si sono presi un clamoroso sweep dai Dallas Mavericks, come ben sa chi ha letto il mio post "Un altro weekend disneyano". Proprio i texani sono riusciti a battere in finale di Conference gli Oklahoma City Thunder (davanti a cui si prospetta comunque un futuro radioso, visti il talento e l'età) e ad approdare al main event della NBA. Le chiavi di questo exploit? La resurrezione del 38enne Jason Kidd e dei "finiti" Shawn Marion e Peja Stojakovic, la definitiva esplosione di Tyson Chandler, il grande contributo dalla panchina sia dei vecchi (Jason Terry) che dei nuovi (J.J. Barea). E, naturalmente, la superstar che ha deciso di rimanere a Dallas nonostante fosse uno di quelli in scadenza l'estate scorsa: Dirk Nowitzki. Il ragazzone di Wurzburg sta disputando la sua miglior stagione da quando, nel 2007, diventò il primo europeo ad essere eletto MVP (anche) per aver portato la sua squadra ad avere il miglior record stagionale: purtroppo, come per gli Spurs di quest'anno, all'epoca i Mavs vennero clamorosamente eliminati al primo turno dai Golden State Warriors dell'ex-allenatore Don Nelson, il cui run & gun colse di sorpresa la difesa texana e tutto il mondo del basket. Quell'episodio ha contribuito a trasformare Wunder Dirk in un moderno Atlante, la cui Terra è la fama di "perdente di successo", la stessa che grava su Kidd e che ha perseguitato Stojakovic a Sacramento. La voglia di riscatto, sommata ad un'età ormai importante (105 anni in 3), ha fatto sì che questi giocatori abbiano potuto attingere ad un serbatoio nascosto di forze e raggiungere le finali, fermamente intenzionati a riscattarsi dal 2006.
Già, perchè per entrambe le squadre si tratta della seconda finale della loro storia ed il precedente è lo stesso per entrambe: cinque anni fa Miami battè Dallas 4-2 in una serie entusiasmante, vincendo il suo primo e (finora) unico titolo. I Mavs vinsero abbastanza agilmente le prime due partite in casa e sembravano avere in pugno anche gara-3, ma una dimostrazione di forza agghiacciante da parte di Wade fece recuperare gli Heat dal -13 a 6' dalla sirena al +2 finale. Miami pareggiò la serie nella partita successiva, vinse l'ultima gara casalinga al supplementare (grazie anche ad un arbitraggio che fece imbestialire gli avversari: il solo Wade tirò più tiri liberi di tutti i Mavs) ed infine espugnò Dallas diventando la terza squadra capace di aggiudicarsi il titolo dopo essere andata sotto 0-2. Da allora, nei roster di entrambe le squadre sono "sopravvissuti" solo 4 giocatori (Wade e Haslem da una parte, Nowitzki e Terry dall'altra). Chi vincerà? Difficile fare un pronostico, soprattutto per me che ne ho sbagliati a iosa in questi playoffs! I punti di forza di entrambe le squadre coincidono con le principali vulnerabilità avversarie, quindi probabilmente vincerà chi delle due riuscirà ad imporre il proprio gioco: l'abbondante talento e l'atletismo degli Heat o l'esperienza e la voglia di riscatto dei Mavericks? Credo che la bilancia penda leggermente verso la Florida e che difficilmente la serie si chiuderà in meno di 6 partite. Per chi tiferò? Altra domanda difficilissima. Sia le squadre che i giocatori si dividono in maniera abbastanza equa le mie simpatie, tant'è che nel mio armadio potete trovare sia la canotta di Wade che quella di Nowitzki. Se vincesse Miami, svegliarsi la mattina, aprire la finestra ed udire l'incessante rumore dei detrattori di James che rosicano a mille sarebbe un ottimo buongiorno; d'altro canto, se c'è un giocatore che merita di conquistare l'anello per la prima volta, quello gioca a Dallas con il numero 41. Vista la differenza d'età, forse sarebbe più giusto che il titolo andasse ai Mavs: Lebron avrà sicuramente modo di rifarsi. In ogni caso sarò felice, anche perchè uno tra Bibby e Stojakovic, finalmente, vincerà il titolo. Lo spettacolo sportivo più bello del mondo inizia mercoledì alle 3 di mattina: puntate le sveglie o programmate i MySky (evitando gli spoileratori), it's game time!

5 comments to NBA finals 2011

  1. utente anonimo scrive:

    Io non h dubbi. Preferenza assoluta per i texani. Vari motivi.
    A) I miei former-Jail Blazers hanno perso contro di loro 4-2, quindi almeno potremmo dire dìaver perso contro i campioni.
    B) Non solo il ragazzone dalla Baviera, o il redivivo Peja meritano il titolo…Ne esiste un altro, e parlo ovviamente di J-Kidd. Merita quel titolo negatogli a New Jersey, un favoloso premio alla carriera e alle sue 11000 e rotte invenzioni. Un play he fa 100 e passa triple doppie e che è capace di prendere 19 RIMBALZI in un solo match merita quell'Anello.
    C) James si è alleato con i nemici. Jordan dixit, .I."io li ho battuti da avversario"……………..
     

  2. tommyblizzard scrive:

    Spiacente, ma la C non te la passo. Cosa vuol dire "si è alleato con i nemici"? A Jordan ha fatto schifo ricevere Pippen e Rodman come compagni? Potrei utilizzare la stessa frase sostituendo al posto dei 3 chicaghesi (cit.) le triplette Pierce-Allen-Garnett oppure Bryant-Gasol-Artest, tanto per citare le più recenti. Onestamente, credo che a His Airness abbia rilasciato quella dichiarazione ancora amareggiato per il fatto che nè James nè Wade fossero andati ai Bulls. IMHO se avesse saputo che Rose sarebbe diventato uno da MVP probabilmente se la sarebbe risparmiata.

  3. utente anonimo scrive:

    Vero, ma Jordan non se n'è mai andato a Detroit o a San Antonio, piuttosto che ai Celtics o ai Lakers anni '80 dopo che per 5-6 anni non vinceva. E' rimasto nella WIndy City e poi gli hanno costruito piano piano la squadra attorno. Ricordati che Rodman poi è arrivato dopo più di 12 anni a Chicago, nel primo Three-peat non c'era.
    LeQuit ha fatto esattamente come The Glide: anni di frustrazione che l'hanno portato ad andarsene… Secondo me non è giusto, come non è stato il massimo creare i Big Three a Boston 3-4 anni, su questo sono d'accordo con te.

  4. tommyblizzard scrive:

    Ho capito, ma quando ti "costruiscono la squadra intorno" dandoti come compagni Jamison, Mo Williams e Booby Gibson (che comunque Leprone ha portato un anno in finale NBA e un altro anno al miglior record in regular season, alla faccia del giocatore poco decisivo!) capisci che è il caso di migrare verso altri lidi. Bryant aveva già fatto le valigie nel 2008, poi gli hanno dato Gasol e magicamente è rimasto: mi sembra legittimo che un fuoriclasse voglia poter giocare in una squadra alla sua altezza. Miami, per non perdere Wade, ha portato in Florida James e Bosh; Atlanta, per non perdere Joe Johnson (a mio avviso assai sopravvalutato), gli ha concesso il contratto più ricco della NBA. Se LeBron fosse rimasto a Cleveland con un contratto simil-Johnson avrebbe fatto una figura ben più barbina, non trovi?

  5. utente anonimo scrive:

    Non lo so, non sono troppo d'accordo, perchè comunque avrebbe potuto avere una squadra degna di raggiungere la finale se avesse deciso di restare a Mistake On The Lake. Guarda Nowitzki: dopo aver buttato via il titolo 2006 è rimasto leader in Texas. Poi è arrivato Kidd, Marion,…. Alla fine la scelta ha pagato. Sarà che amo le bandiere….. :D

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