ASC

In fondo, non sono un fenomeno nuovo: sono vecchi almeno quanto i primi mass-media e sono cresciuti di pari passo con la standardizzazione di costumi e pensieri. Al giorno d’oggi, però, sembra di assistere ad un notevole aumento di coloro che rientrano in questa categoria: forse perché tramite i social network si ha una maggiore consapevolezza di ciò che fanno persone che vedi raramente, forse perché la loro stessa natura (in particolare quella di Facebook) ha portato all’esasperazione del fenomeno o forse perché sono io che ci faccio più caso. Sto parlando di quella figura antropologica che possiamo etichettare con la dicitura “alternativo” o, per gli anglofili, “hipster“. In particolare, esiste una sua forma degenerata che, ai miei occhi, è particolarmente irritante: d’ora in poi la chiamerò, per semplicità, ASC, acronimo di “alternativo senza contenuti”. Breve excursus etimologico: la definizione nasce nel maggio del 2006 su quello che, all’epoca, era il forum del glorioso Torneo MEF. Zeman, membro storico del medesimo, lanciò un thread piuttosto polemico sul significato del 25 aprile: su di esso intervennero, oltre all’autore, due suoi ex-compagni di classe ai tempi del liceo, Salt e Chicco. Quest’ultimo chiosò il suo intervento con la seguente frase: “Leggi la cosa in modo più critico e super-partes, vuoi fare l’alternativo senza contenuti, che suona ancora più banale di chi canta Bella Ciao“. In un mondo come quello del MEF, dove ogni epiteto è tollerato indipendentemente dalla portata offensiva purché creativo, una simile definizione non poteva passare inosservata ed infatti entrò di diritto nel suo dizionario. Insomma, ci ho girato tanto intorno ma non ho ancora spiegato bene cosa si intende per ASC: è colui che prende il concetto di “bastian contrario” e lo condisce con un dressing di arroganza, astio e superbia. Non solo deve sempre e comunque andare nella direzione diametralmente opposta a ciò che è considerato mainstream nel suo microcosmo (l’ASC tende ad avere una visione piuttosto ristretta del mondo), ma deve sempre scegliere un obiettivo tra i più popolari, dissacrandolo nella maniera più politicamente scorretta possibile, ingiuriando chiunque nutra un barlume di simpatia nei confronti del malcapitato e chiosando con una frase ad effetto che, ovviamente, sottolinea il suo essere estraneo (e superiore, ça va sans dire) a tutto ciò. Se questo comportamento derivasse da una base di onestà intellettuale, mi starebbe anche bene: il problema è che l’ASC è un personaggio, una maschera. Le sue polemiche non sono frutto di un’autonomia di pensiero, ma della volontà di distinguersi a tutti i costi dalla tanto vituperata “massa”, di mostrare al mondo intero che lui è un pensatore libero e non si fa certo influenzare dalla cultura mainstream. Tempo fa, chi seguiva le mode del momento per poi fare l’esatto contrario e vantarsi della propria indipendenza veniva chiamato “ipocrita” e, come spesso dico, nell’era delle “escort” sarebbe il caso di tornare a chiamare le cose con il loro nome. Si può dire che l’ASC cerchi popolarità attraverso l’impopolarità (non a caso, uno dei suoi idoli è spesso Josè Mourinho): prende di mira bersagli dal grande seguito ma, secondo i suoi calcoli, i consensi che così facendo si aliena li guadagna presso coloro che dovrebbero (e sottolineo “dovrebbero”) guardare con ammirazione al suo essere alternativo. Già, perché l’ASC riesce effettivamente a racimolare qualche seguace: peccato che, a parte rare eccezioni, siano altri ASC o persone che qualcuno definirebbe “non esattamente fulmini di guerra”. Un’altra cosa che mi fa innervosire dell’ASC è che, spesso, ha un livello culturale ed un quoziente intellettivo magari non eccelsi ma sicuramente superiori alla media: avrebbe quindi tutte le carte in regola per avere un pensiero realmente indipendente, ma, come abbiamo visto, a lui/lei piace apparire e le sue facoltà intellettuali vengono utilizzate per cercare la maniera più provocatoria di mettere giù un concetto e non per elaborare il medesimo. Un fenomeno piuttosto interessante si verifica quando su Facebook (l’ASC ufficialmente ripugna lui e gli altri social network, in realtà ne fa un uso smodato) qualcuno critica il suo pensiero “adducendo motivazioni plausibili” (cit.). Quando ciò avviene, possono accadere tre cose:

  1. l’ASC non risponde e lascia cadere il post nel dimenticatoio.
  2. l’ASC ritratta almeno parzialmente la sua tesi, magari dicendo di essere stato frainteso.
  3. l’ASC attacca la posizione altrui seguendo un metodo imparato da Niccolò Ghedini, Giuliano Ferrara o dai troll di internet (quelli maligni, non quelli che si dilettano con magneti, Rick Astley e Yahoo Answers), ovvero con una serie di micro-obiezioni che non intaccano il succo del discorso ma spostano l’attenzione altrove e mettono in difficoltà la controparte. Il rischio di cadere nella trappola e perdere di vista la big picture è molto elevato ed infatti l’ASC spesso vince per sfinimento altrui.

Inoltre, l’ASC ha troppa paura che, talvolta, il suo pensiero non si discosti troppo da quello della tanto ripugnata “massa” e che qualcuno possa considerarlo un membro di essa: non sia mai! Sembra che, a questo mondo, non ci sia più spazio per le tonalità di grigio: tutto è o “bianco che più bianco non si può” (cit.) o nero come il reddito di un dentista. O sei con la “massa” o sei contro di essa: overlap anche solo parziali non sono contemplati. Mi ricordo sempre una discussione avuta con uno di questi ASC riguardanti la pena di morte per i pedofili: lui era ampiamente favorevole, mentre io mi sono sempre opposto ad essa anche per i crimini più schifosi come, appunto, questo. All’apprendere della mia contrarietà, egli rispose “ah, diamogli un premio, allora!”, come se l’ergastolo o altre misure non esistessero neanche: o bianco o nero. Altro esempio: una persona (non ricordo chi) un giorno mi chiese quale fosse il mio orientamento politico. Io risposi che mi consideravo un pensatore libero, al che essa sentenziò: “insomma, ti tieni lontano dalla massa”. No, cazzo! Vuol dire semplicemente che la direzione della “massa” non influenza il mio pensiero, né in positivo né in negativo! Questo non significa che di essa non mi importi nulla: credo, anzi, che sia importante essere un minimo aggiornati sulle sue tendenze attuali, in modo da poter valutare forza e direzione dei vettori attualmente presenti in essa e farsi un’idea di quello che ci si può legittimamente aspettare.  Chi mi conosce sa che uno dei miei film preferiti è “L’attimo fuggente”: in quel film, il prof. John Keating (Robin Williams) cerca di insegnare ai suoi alunni, tra le altre cose, a pensare con la loro testa. “Boys, you must strive to find your own voice. Because the longer you wait to begin, the less likely you are to find it at all. Thoreau said, ‘Most men lead lives of quiet desperation.’ Don’t be resigned to that. Break out!” erano le sue sacrosante parole. Per cui, caro ASC che mi stai leggendo, fatti un sacrosanto favore: smetti di fare l’alternativo a tutti i costi. Abbi il coraggio di essere intellettualmente onesto e sii critico (nel vero senso della parola) con tutto e con tutti. Anche perché, a ben vedere, ormai fare gli alternativi è troppo mainstream.